Archiviato in: info news | Tag: mediobanca, torna, all, antico, senza, accordo, dei, manager
da MilanoMediobanca torna all’antico: come previsto alla vigilia, ieri i grandi soci della banca d’affari hanno dato il via al percorso che condurrà di nuovo alla governance tradizionale, con ritorno di cda e sindaci, e la cancellazione degli attuali consigli di sorveglianza e gestione. Il documento con il nuovo statuto sarà messo a punto entro metà settembre, in tempo per essere presentato all’assemblea del 28 ottobre.Sulla carta i soci hanno approvato il passo all’unanimità. Il presidente Cesare Geronzi ha condotto la partita sino in fondo, e il percorso scelto ha accontentato il maggiore socio, Unicredit, che si era distinto per la richiesta di una soluzione condivisa anche dai manager del cdg, guidati dal presidente Renato Pagliaro e dal ceo Alberto Nagel.In verità i manager sono rimasti fuori dalla discussione (ieri non sono stati invitati ad assistere al dibattito nel patto, come succede spesso) e, nei prossimi mesi, verranno sì «sentiti», ma di fatto il loro ruolo appare, in estrema sintesi, limitato a ratificare il nuovo statuto.Che verrà invece scritto dal comitato governance (composto da Geronzi, Dieter Rampl, Marco Tronchetti Provera, Tarak Ben Ammar ed Eugenio Pinto) insieme con Pier Gaetano Marchetti, che è poi l’estensore della bozza di massima. E che è l’autore del comunicato conclusivo della giornata di ieri.Il tutto con la copertura, se non la garanzia, del governatore della Banca d’Italia, ispiratore da un lato dell’intero processo di revisione della governance, dall’altro del percorso formalmente «soft» che evita a Mediobanca di attraversare una fase di instabilità.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=279862
Una successione di immagini incalzanti, una voce narrante che urla, suggerisce e strattona verso un finale rocambolesco. La cena di Emmaus – poco più di 10 minuti costruiti con disegni vagamente espressionisti, immagini filmate a colori e in b/n, frame a pieno schermo e in tutte le tinte che inseguono il ritmo sincopato del montaggio – è una storia che arriva dallo scalpitante tacco d’Italia ma sa guardare fuori dal recinto della periferia territoriale. Ideato da Josè Corvaglia – salentino, classe 1974, esperienze al Politecnico e alla Triennale di Milano, cipiglio da nerd, infuocata verve – è un progetto che comprende anche una mostra di 80 quadri e un libro pubblicato da Gianluca Arcopinto, editore ’solo per stavolta’ dopo aver prodotto con la solita ispirata incoscienza il corto. Che ha collezionato un cursus honorem di tutto rispetto, girando tra Europa e Stati Uniti e infine candidato ai David di Donatello. ‘La cena di Emmaus’ di Caravaggio nella versione della National Gallery
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77236
Ormai si è andati oltre il livello di guardia; dopo una rozza campagna di denigrazioni, false denunce, vesti stracciate sul teatrino della politica, si è scesi sul campo di battaglia delle riforme alla mordacchia della magistratura. Della Giustizia, ovviamente, non importa nulla a questi vocianti coristi diretti dalla robusta bacchetta del capo; se importasse loro qualcosa si sarebbero da tempo preoccupati di curare i mali effettivi della giustizia: la sua inaccettabile lentezza, l’eccessiva frammentazione, l’insufficiente preparazione culturale dei magistrati, le superate modalità di accesso in magistratura, la disordinata geografia giudiziaria, le gravissime carenze strutturali. L’unica cosa che veramente interessa a questi mentori dell’illegalità è togliere l’indipendenza, l’autonomia, la libertà di azioni dei magistrati. Debbono essere tutti riportati alla ‘cultura del gregge’, fedeli ed obbedienti al pastore che li copre con il manto del potere e li conduce verso i pascoli sicuri dell’impunità.Il momento è propizio per avviare l’operazione candeggina e scolorire le toghe sino a renderle indistinguibile dall’abito dei buoni sudditi. Si è già iniziato a tracciare il solco con l’aratro della forza e della provocazione: il cd lodo immunità che mette al riparo il capo del governo da qualsiasi indagine giudiziaria anche per fatti privati.. Finalmente un primato italiano che,nonostante i maldestri tentativi di ridurne l’originalità, resta un’eccezione nel quadro europeo, anche se non può disconoscersi una certa affinità con la regina d’Inghilterra (affinità non rare tra sovrani).
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77214
Archiviato in: news | Tag: cavani, chiaro, forse, ller, non, televisione, uuml, vi, wertm
Ci sono alcuni fatti ai quali, noi cittadini, ci siamo completamente assuefatti. Il «caso Saccà» ne è un esempio, perché è tutto quello che resta in Rai di centinaia e centinaia di intercettazioni telefoniche, di fango sull’immagine dell’azienda, dopo la decisione presa dal consiglio di amministrazione di respingere la richiesta del direttore generale Claudio Cappon di licenziare Agostino Saccà, il quale, in una delle sue tante memorie difensive, ha sostenuto: «di avere… al massimo… operato secondo una prassi consolidata e accettata dall’azienda». «La difesa di Saccà», spiega Cappon, «si basa sul principio che la Rai sia un’azienda diversa dove certe azioni sono normali, comuni a tanti. Io non sono d’accordo. Penso che un’azienda anomala debba avere le sue regole». Il «caso Saccà» conferma purtroppo che nel nostro Paese vi è falsa libertà e falsa indipendenza. Il regime o come lo definì Biagi una «dittatura morbida», è in mano a quei politici, che si pensano unti dal Signore, i cui interessi di bottega condizionano i nostri bisogni e le nostre priorità di vita. Se non si capisce questo non si può leggere tutta la vicenda Saccà. Voglio fare alcune premesse: l’ho scritto più volte e qui lo ripeto: non ho mai usato la parola licenziamento nei confronti di alcuno, tanto meno nei confronti del direttore di RaiFiction; vivo con profonda delusione quei colleghi lavoratori della Rai che in tutti questi mesi non hanno trovato, la voglia, la forza o forse il coraggio di portare all’opinione pubblica quel rumore costantemente presente nei corridoi di viale Mazzini.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77313
Archiviato in: eu news | Tag: accolto, azienda, impugna, interni, ordinanza, raifiction, ricorso, sacca
Il giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, ha accolto il ricorso dei legali di Agostino Saccà contro la sospensione cautelativa da direttore di RaiFiction e ne ha ordinato la riammissione in servizio. Nell’ordinanza il giudice ordina all’azienda di viale Mazzini la riammissione in servizio dello stesso Saccà «nel ruolo precedentemente svolto» ritenendo che le opinioni della parte resistente, cioè dell’azienda, non siano condivisibili. La Rai impugnerà l’ordinanza del Tribunale del Lavoro di Roma che reintegra Agostino Saccà alla direzione di RaiFiction. Lo fa sapere l’azienda, in una nota, anticipando che la decisione «sarà impugnata dalla Rai con reclamo davanti al Tribunale in composizione collegiale». La Rai aveva avviato la contestazione disciplinare a Saccà, con relativa sospensione cautelativa, il 21 dicembre del 2007, in riferimento alle notizie emerse fino a quel momento dall’inchiesta di Napoli nella quale il dirigente era indagato per corruzione e al contenuto delle intercettazioni di telefonate con Silvio Berlusconi. Agostino Saccà rimane indagato per corruzione dalla procura di Napoli, che ne ha chiesto il rinvio a giudizio perché avrebbe favorito alcune attrici segnalate da Silvio Berlusconi in cambio della promessa di un sostegno da parte del Cavaliere alle sue attività private. La pronuncia del gup sul caso – movimentato dalla pubblicazione di stralci di intercettazioni telefoniche tra Saccà e Berlusconi – è prevista l’8 luglio.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76729
Archiviato in: street news | Tag: anni, ostaggio, farc, ingrid, betancourt, libera
Un blitz senza uno sparo, senza versare una goccia di sangue. Ingrid Betancourt è libera e le modalità con cui è stata condotta la sua liberazione sono il simbolo di una storia che solo il Nobel per la Pace promosso da l’Unità potrebbe coronare. Il presidente colombiano Alvaro Uribe, subito dopo la bella notizia, ha chiesto alle Farc di liberare tutti gli ostaggi che sono ancora nelle loro mani, ricordando che i soldati colombiani avrebbero potuto aprire il fuoco contro di loro durante il blitz, ma che non lo hanno fatto perché il governo vuole la pace.Per Uribe l’operazione militare che ha consentito la liberazione è stata «di un’intelligenza comparabile con le maggiori epopee epiche della storia dell’umanità»: l’Operazione Scacco, in sostanza, è partita da una infiltrazione nel vertice delle Farc, grazie alla quale è stato inviato un falso messaggio al gruppo di guerriglieri che detenevano il gruppo di ostaggi. Nel messaggio, come ha raccontato il generale Jaime Padilla, si comunicava che gli ostaggi dovevano essere trasportati a una nuova località, per passare sotto il controllo del comandante delle Farc, Alfonso Cano. E così è stato inviato un elicottero per raccogliere gli ostaggi. A guidarlo, però, erano i militari colombiani. La stessa Betancourt ha raccontato che solo quando, salita sull’elicottero con gli altri ostaggi, si è sentita dire dai militari «siamo dell’esercito nazionale, siete liberi» ha capito quello che era successo, ed è scoppiata in lacrime.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76818
Ricordandomi del mio vecchio mestiere di giornalista, confesso che ciò che più mi ha colpito delle intercettazioni fra Saccà, Berlusconi e altri, è come il sistema dei media – dalla stampa alla televisione, con pochissime eccezioni e fra queste l´Unità – sia di fatto venuto meno a quello che a me sembra dovrebbe essere il suo compito: distinguere le notizie dal chiacchiericcio, i fatti dalle opinioni, e magari provare ad aiutare i lettori a capire quello che conta davvero.
Spero di sbagliarmi – forse ho anche dimenticato come si fa il giornalista – ma mi sembra che il risultato finale sia che agli occhi di molti lettori, quelle telefonate alla fin fine appaiano più come un invito a coltivare il gusto per il pettegolezzo che altro. Insomma annegata nel mare del gossip fa fatica a emergere la consapevolezza della gravità di alcune di queste intercettazioni. È un po´ come se alcuni giornali – anche i più blasonati – avessero preferito aiutarci a guardare dal buco della serratura di una casa, magari di malaffare, piuttosto che farci capire quanto siano inaccettabili, in una democrazia liberal, alcuni tradimenti, istituzionali e aziendali. Se dal fango emergono solo delle ‘belle gnocche’ (parola di Libero), per di più non proprio fortunate – visto che molte comunque ci hanno messo l´arte ma poi non hanno trovato la parte – la questione delle intercettazioni si riduce a una vicenda pruriginosa, magari di machismo all´italiana.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76747
Archiviato in: news online | Tag: aiuti, arrivano, gaza, israeliani, riaperti, striscia, umanitari, valichi
Israele ha riaperto domenica i valichi di frontiera con Gaza, quattro giorni dopo averli serrati come reazione al lancio di razzi al-Qassam contro il suo territorio, ennesima violazione del cessate-il-fuoco con le milizie di Hamas nella Striscia di Gaza. Dalle otto del mattino ora locale, i valichi di frontiera di Karni e Sufa, così come quelli per il transito di combustibile di Nahal Oz e per le persone ad Erez, sono ritornati in attività, anche se ancora con parziali restrizioni. Entrano così in giornata a Gaza un’ottantina di camion carichi soprattutto di aiuti umanitari, il che dovrebbe alleviare il ferreo blocco imposto da Israele alla Striscia da quando, un anno fa, Hamas ne ha preso il controllo. La decisione di riaprire i valichi è stata presa nella notte dopo consultazioni telefoniche tra il ministro della difesa, Ehud Barack, il suo numero due, Matan Vilnai, e i servizi di intelligence militare e civile interno, lo Shin Bet, scrive il quotidiano israleiano Haaretz. Nel quadro della tregua, Israele aveva alleviato l’accerchiamento circa una settimana fa riaprendo i valichi rimasti per mesi inattivi. Tuttavia, prima la Jihad islamica -in risposta all’uccisione di uno dei suoi leader in Cisgiordania- e poi le Brigate dei Martiri di al-Aqsa avevano violato la tregua lanciando razzi al-Qassam e colpi di mortaio verso le località limitrofe di Israele, senza comunque causare vittime né danni. Israele allora aveva di nuovo chiuso i valichi con Gaza, riaperti in virtù dell’accordo raggiunto con la mediazione egiziana lo scorso 19 giugno.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76712
Archiviato in: Impronte, bimbi | Tag: acute, bimbi, fare, Impronte, opposizione, rom
Imbarcatasi in una offerta prematura di dialogo generale/generico, senza paletti, senza priorità, senza proposte, con il governo di Berlusconi, l´opposizione del Partito Democratico si è immediatamente trovata stretta in una quasi paralizzante tenaglia. Da un lato, collocata sulla trincea più favorevole poiché antiberlusconiana di lungo e sperimentato corso, si trova l´Italia dei Valori di Di Pietro che non è esclusivamente espressione e referente di nient´affatto disprezzabili girotondini i quali, a prescindere dalle opinioni di Follini, non possono essere considerati un «incubo».
Dall´altro, si crogiolano gli ineffabili sostenitori ’senza se e senza ma’ del governo (nella stampa e nell´opinione pubblica) che denunciano del tutto strumentalmente le apparenti contraddizioni del Pd che loro gradirebbero fosse non soltanto dialogante, ma subalterno e connivente. Tuttavia, chiarite le differenze con Di Pietro e respinte con fastidio le critiche pelose dei berlusconeggianti, il problema di come fare opposizione, anzitutto,in Parlamento, ma anche, democraticamente, nelle piazze, esiste e deve essere affrontato. Non serve farsi confortare da numeri e da percentuali fantasiosamente interpretate che metterebbero il Partito democratico sullo stesso livello di consenso di altri partiti socialisti e socialdemocratici europei, molti dei quali sono attualmente al governo, la maggior parte lo sono stati anche a lungo e per lo più hanno prospettive piuttosto realistiche di tornarvi presto.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76745