Ricordandomi del mio vecchio mestiere di giornalista, confesso che ciò che più mi ha colpito delle intercettazioni fra Saccà, Berlusconi e altri, è come il sistema dei media – dalla stampa alla televisione, con pochissime eccezioni e fra queste l´Unità – sia di fatto venuto meno a quello che a me sembra dovrebbe essere il suo compito: distinguere le notizie dal chiacchiericcio, i fatti dalle opinioni, e magari provare ad aiutare i lettori a capire quello che conta davvero.
Spero di sbagliarmi – forse ho anche dimenticato come si fa il giornalista – ma mi sembra che il risultato finale sia che agli occhi di molti lettori, quelle telefonate alla fin fine appaiano più come un invito a coltivare il gusto per il pettegolezzo che altro. Insomma annegata nel mare del gossip fa fatica a emergere la consapevolezza della gravità di alcune di queste intercettazioni. È un po´ come se alcuni giornali – anche i più blasonati – avessero preferito aiutarci a guardare dal buco della serratura di una casa, magari di malaffare, piuttosto che farci capire quanto siano inaccettabili, in una democrazia liberal, alcuni tradimenti, istituzionali e aziendali. Se dal fango emergono solo delle ‘belle gnocche’ (parola di Libero), per di più non proprio fortunate – visto che molte comunque ci hanno messo l´arte ma poi non hanno trovato la parte – la questione delle intercettazioni si riduce a una vicenda pruriginosa, magari di machismo all´italiana.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76747
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