Namerss’s Weblog


Ma sulla cultura la sinistra non cambia
Ottobre 4, 2008, 6:08 pm
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Leggendo l’intervento pregevole di Maurizio Gregorini e ricordando quello di Sergio Maifredi (di segno opposto in merito alla «fondazione per la cultura»), per parte mia non posso che condividere il primo. Questo detto sono ben lontano dal voler proporre delle conclusioni o dal voler negare alla posizione di Sergio Maifredi una qualche attendibilità nell’orizzonte genovese e ligure della cultura che appare sempre sul «depresso andante». Essendo abituato a non «demonizzare» chicchessia non posso per coerenza attribuire colpe soverchie all’amministrazione di sinistra (si tratti di fondazioni o di assessorati). Eppure c’è qualcosa che non va: si è affermata (lungo quattro decenni) in quel di Genova una mentalità che è sempre meno facile accettare (soprattutto per chi mai ebbe a condividerla). Credo però che anche altri più giovani possano rendersi conto che (almeno in ipotesi, visto che localmente non l’hanno sperimentato) una società civile dinamica riesce a trovare pressoché sempre il modo di esprimere se stessa nelle molteplici forme che tradizionalmente l’arte e la riflessione propongono. Sicuramente queste ultime subiscono forti influenze da (o hanno una radice comune) con gli orientamenti politici e la politica in genere ma è altresì vero che non si può estendere ad esse quelle modalità di programmazione e di controllo che la Sinistra sempre ebbe care (salvo naturalmente quando era all’opposizione, laddove allora si alzavano strilli favolosi a difesa della libertà di espressione in generale e degli artisti organici militanti nelle file della Sinistra stessa).

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=295612



Cavani, Wertmüller forse non vi è chiaro
Luglio 21, 2008, 4:35 pm
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Ci sono alcuni fatti ai quali, noi cittadini, ci siamo completamente assuefatti. Il «caso Saccà» ne è un esempio, perché è tutto quello che resta in Rai di centinaia e centinaia di intercettazioni telefoniche, di fango sull’immagine dell’azienda, dopo la decisione presa dal consiglio di amministrazione di respingere la richiesta del direttore generale Claudio Cappon di licenziare Agostino Saccà, il quale, in una delle sue tante memorie difensive, ha sostenuto: «di avere… al massimo… operato secondo una prassi consolidata e accettata dall’azienda». «La difesa di Saccà», spiega Cappon, «si basa sul principio che la Rai sia un’azienda diversa dove certe azioni sono normali, comuni a tanti. Io non sono d’accordo. Penso che un’azienda anomala debba avere le sue regole». Il «caso Saccà» conferma purtroppo che nel nostro Paese vi è falsa libertà e falsa indipendenza. Il regime o come lo definì Biagi una «dittatura morbida», è in mano a quei politici, che si pensano unti dal Signore, i cui interessi di bottega condizionano i nostri bisogni e le nostre priorità di vita. Se non si capisce questo non si può leggere tutta la vicenda Saccà. Voglio fare alcune premesse: l’ho scritto più volte e qui lo ripeto: non ho mai usato la parola licenziamento nei confronti di alcuno, tanto meno nei confronti del direttore di RaiFiction; vivo con profonda delusione quei colleghi lavoratori della Rai che in tutti questi mesi non hanno trovato, la voglia, la forza o forse il coraggio di portare all’opinione pubblica quel rumore costantemente presente nei corridoi di viale Mazzini.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77313